Silmariën e Miriel: regine che hanno perso il trono

 

Durante la stesura del mio articolo dedicato alle figure femminili tolkieniane, ho volutamente escluso alcuni personaggi dall’analisi, altrimenti sarebbe venuta fuori troppo lunga è dispersiva (più di quanto già non fosse, insomma!). Questo, però, non mi impedisce di parlarne in altri articoli, come quello che vi presento oggi, in cui mi occupo di due donne appartenenti alla società númenóreana: Silmariën e Míriel. Si tratta due figure poco caratterizzate, di cui non sappiamo quasi nulla, ma che hanno avuto un ruolo nella storia di Númenor e condividono una stessa esperienza: l’estromissione dal trono, sia pure per ragioni diverse.

Prima di cominciare, consiglio a chi non è ferrato/a con “Il Silmarillion” di dare un’occhiata alla mia trattazione sul femminile (metto qui il link alla prima parte), nella quale ho introdotto le figure dei Valar, di Eru e di Morgoth, e ho specificato chi sono le Due Stirpi dei Figli d’Ilúvatar… Tutti elementi che ricompariranno in questo articolo, anche solo come semplice menzione.

L’Appendice A de “Il Signore degli Anelli” spiega che il reame di Númenor fu fondato da quegli Uomini alleati degli Elfi, nell’isola concessa loro dai Valar come “ricompensa per le […] sofferenze nella lotta contro Morgoth”**. Númenor divenne un regno splendido, poiché i suoi abitanti erano il ramo della stirpe dei Secondogeniti più simile agli Elfi di ogni altro, per bellezza e per saggezza. Il primo Re dei Númenóreani fu Elros, fratello di Elrond, anch’egli Mezzelfo, che scelse la mortalità ma visse più lungo di qualsiasi mortale.

Per un po’ di tempo, Númenor fu governata dai figli primogeniti che discendevano in linea diretta da Elros, finché Tar-Elendil, quarto re, non ebbe una figlia primogenita, Silmariën; quando fu il momento, al trono salì il fratello minore Meneldur. Questo ci fa capire molto chiaramente che non era usanza, a Númenor, che sul trono ci fosse una regina. Immagino che Silmariën non sia stata presa in considerazione come regnante, anche perché “Racconti incompiuti” parla di “una costumanza ereditaria che le circostanze non avevano ancora messo in forse”*, riferendosi alla legge di successione di Númenor ai tempi di Aldarion, figlio di Meneldur e nipote di Silmariën, il quale ebbe un’unica erede. Per l’appunto, fu in quel momento che si pose il problema di chi dovesse salire al trono, dato che Aldarion non aveva alcun figlio maschio e non l’avrebbe mai avuto, essendo ormai finito il suo matrimonio (la storia di Erendis, sua sposa, è oggetto di un altro mio articolo).

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Silmariën ritratta da Sara Morello

All’epoca di Silmariën, essendoci Meneldur, è ragionevole supporre che la reggenza sia stata affidata a lui senza pensarci troppo su. L’estromissione di Silmariën era quindi in accordo con le usanze e le tradizioni del periodo.

Diverso, invece, è il caso di Míriel: ella era la regina legittima e le era stato riconosciuto tutto il diritto di salire al trono, poiché suo padre, come Aldarion, non aveva eredi fuorché lei – e nel frattempo le cose erano cambiate, con una legge che assegnava lo scettro all’erede primogenito/a, maschio o femmina che fosse. Purtroppo la posizione di Míriel fu usurpata da suo cugino Pharazôn, figlio del fratello minore di suo padre. Dice “Il Silmarillion”:

Non aveva figli [il Re], ma solo una figlia che in lingua elfica aveva chiamato Míriel; e a costei, per diritto e secondo le leggi dei Númenóreani, andò lo scettro. Ma Pharazôn se la prese in moglie contro la volontà di lei; mala azione, la sua, sia per questo sia perché le leggi di Númenor non permettevano le nozze, anche nell’ambito della casa reale, tra coloro che avessero legami di parentela più stretti che l’essere cugini di secondo grado. E, una volta uniti in matrimonio, fu lui a impugnare lo scettro […].

[“Il Silmarillion”, “Akallabêth – La caduta di Númenor”, traduzione di Francesco Saba Sardi, Bompiani, 2016]

L’estromissione di Míriel fu palesemente in contrasto con le usanze númenóreane; questo è un chiaro segno della decadenza del regno, che col tempo era diventato monopolio di sovrani superbi e avidi, irrispettosi nei confronti di Eru e dei Valar. Pharazôn, infatti, fu solo l’ultimo – e il peggiore – di un gran numero di regnanti che bramavano potere, ricchezza e immortalità, conducendo lentamente Númenor prima tra le braccia aperte di Sauron e poi verso la rovina. Questo spiega anche perché riuscì a obbligare Míriel al matrimonio e a impadronirsi dello scettro: se Númenor non fosse stata un reame ormai corrotto, dubito che un’azione simile gli sarebbe stata permessa.

La figura di Míriel, a mio avviso, non è altro che un simbolo della sorte toccata all’Isola di Númenor: è bellissima – il suo nome deriva dall’elfico “mîr”, che significa “gioiello” – e sfortunata, proprio come l’isola stessa. Quando Pharazôn sfidò apertamente l’autorità dei Valar, salpando con la sua flotta verso la loro terra e mettendo piede sulle loro coste, nel folle tentativo di impossessarsi della vita eterna, Míriel rimase nei dintorni della Città dei Re, dove venne letteralmente travolta dall’onda che portò all’inabissamento dell’intera Númenor:

[…] Númenor sprofondò nel mare con tutti i suoi bambini, mogli, fanciulle e matrone tanto fieri; e tutti i suoi giardini, le sue aule, le sue torri, le sue trombe e le sue ricchezze, i gioielli e le stoffe, le cose dipinte e scolpite, il riso, la gioia e la musica, il suo sapere e le sue dottrine antiche: per sempre svaniti. E infine, l’onda montante verde fredda e orlata di schiuma, assalendo la contrada risucchiò nel proprio seno TarMíriel la Regina, più bella che argento, avorio e perle.

[“Il Silmarillion”, “Akallabêth – La caduta di Númenor”, traduzione di Francesco Saba Sardi, Bompiani, 2016]

Certamente sarebbe stato meglio per Míriel non appartenere alla casata reale, bensì alla casata dei Signori di Andúnië, quella di cui Silmariën fu la capostipite. I discendenti di Silmariën, infatti, “una stirpe famosa per la sua amicizia con gli Eldar”**, furono tra le pochissime persone che riuscirono a sfuggire alla rovina di Númenor. In ogni caso, Silmariën e Míriel rappresentano le conseguenze di una mancata ascesa al trono in momenti diversi: la prima ai tempi dello splendore di Númenor, la seconda nel periodo della decadenza. Se Míriel è una figura tragica, Silmariën può costituire un emblema di speranza: grazie a lei, il lignaggio di Elros si “conserverà” oltre la distruzione di Númenor, sopravvivendo in Elendil l’Alto, fondatore dei Regni di Arnor e Gondor nella Terra di Mezzo, nonché padre di Isildur e illustre antenato di Aragorn.

Dopo la casata dei sovrani, massimamente onorati erano i Signori di Andúnië, giacché appartenevano al lignaggio di Elros in quanto discendenti di Silmariën figlia di Tar-Elendil, quarto re di Númenor. E codesti signori erano leali ai sovrani cui si inchinavano riverenti, e furono sempre tra i maggiori consiglieri dello Scettro. Ma, fin dall’inizio, essi nutrirono anche particolare amore per gli Eldar e rispetto per i Valar; e, quando l’Ombra crebbe, aiutarono i Fedeli [ovvero coloro che, tra il popolo di Númenor, credevano nell’autorità dei Valar e nella sapienza degli Elfi] nei limiti del possibile. A lungo però non dichiararono apertamente le proprie preferenze, cercando piuttosto di mitigare i cuori dei signori dello Scettro con consigli più saggi.

[“Il Silmarillion”, “Akallabêth – La caduta di Númenor”, traduzione di Francesco Saba Sardi, Bompiani, 2016]

Numenor
Silmariën e Míriel collocate nella genealogia di Elros. Schema (parziale) realizzato da me, sulla base delle informazioni contenute nelle appendici de “Il Signore degli Anelli” e in “Racconti incompiuti”

Le generazioni di Signori di Andúnië non approvarono mai il distacco dai Valar – poi tramutatosi in vera e propria ribellione – portato avanti dai membri della casa reale e, quando la situazione precipitò, cercarono di salvare il salvabile. Ai tempi di Pharazôn, Amandil padre di Elendil fu l’unico membro del Consiglio dello Scettro a non credere alle lusinghe e alle menzogne di Sauron, che nel frattempo era diventato molto vicino al sovrano; inoltre, fu grazie ai suoi suggerimenti che Elendil fuggì e riuscì ad approdare sui lidi della Terra di Mezzo, assieme ai suoi due figli e a quei pochi uomini e donne di Númenor che avversavano la politica di Pharazôn.

Resta da chiedersi cosa sarebbe successo se, anni e anni prima, Silmariën fosse salita al trono al posto del fratello Meneldur: la storia di Númenor sarebbe potuta essere diversa e la sua conclusione meno tragica. Eppure, non possiamo scartare l’idea che la casata dei Signori di Andúnië sia riuscita a mantenere intatta la propria integrità e fedeltà ai Valar proprio perché i suoi membri non presero mai lo scettro. Certo, facevano parte del Consiglio, ma non avevano le stesse responsabilità e la stessa autorità di Re e Regine Regnanti. Il potere, nelle opere di Tolkien, porta sempre a qualche forma di corruzione, in particolare quando è in mano alla stirpe dei Secondogeniti. Non dobbiamo quindi escludere che Númenor sarebbe andata incontro a un brutto destino in ogni caso. Rimane suggestivo, tuttavia, pensare che la discendenza diretta di Silmariën avrebbe annoverato regnanti migliori, forse capaci, se non altro, di far durare più a lungo la gloria di Númenor senza volgersi all’avidità, alla superbia e all’insoddisfazione.

Quanto alla povera Míriel, se anche Pharazôn non l’avesse costretta a sposarlo, dubito che sarebbe stata in grado di arginare il disastro. Ella era figlia di un sovrano saggio e giudizioso, pentitosi delle cattive azioni dei suoi predecessori; ma Pharazôn, ancor prima di usurpare il trono, aveva dalla sua parte molti alleati, ostili ai Valar e agli Elfi, che prima o poi avrebbero preso il potere.

 

 

 

 

* citazione tratta da “Racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo”, J.R.R. Tolkien, a cura di Christopher Tolkien, traduzione di Francesco Saba Sardi, Bompiani, 2015

** citazioni tratte da “Il Signore degli Anelli”, J.R.R. Tolkien, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, Bompiani, 2003

12 pensieri riguardo “Silmariën e Miriel: regine che hanno perso il trono

  1. Bellissimo articolo! Sono molto contento che tu abbia dedicato una riflessione alle figure di Miriel e di Silmarien. Sebbene trovi molto suggestiva l’idea che se Silmarien fosse divenuta regina le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa, non posso credere che il destino di Numenor sarebbe potuto essere diverso: ovvero, per essere più precisi, sarebbe stato possibile che gli eventi prendessero un’altra piega, tuttavia presto o tardi gli Uomini di Numenor sarebbero stati ugualmente corrotti da Sauron e dai suoi servi. Ricordi la riflessione che fa Gimli a Legolas sul destino degli Uomini dopo la Battaglia dei Campi del Pelennor? Credo che il pessimismo intorno al genere umano che traspare da quelle parole fosse condiviso pienamente da Tolkien, il quale, tuttavia, non escludeva che il Bene negli Uomini potesse germogliare anche quando tutto intorno sembrava oscurarsi: ed ecco spiegata la necessità della stirpe di Andunie, con Amandil, Elendil e i suoi figli che traggono in salvo la loro gente fedele ai Valar e agli Eldar. Quanto a Miriel, Tolkien, in un primo momento, le dedicò uno spazio maggiore rispetto a quello che oggi possiamo leggere nel Silmarillion, immaginando la sua storia d’amore con un altro Uomo: se vuoi saperne di più, ti suggerisco la lettura di questo mio articolo: https://ciclodelmarinaio.wordpress.com/2018/03/16/post-scriptum-su-miriel/

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    1. Be’, nell’articolo ho detto che la fine di Numenor sarebbe potuta essere meno tragica, ma non intendevo certo che sarebbe andato tutto liscio 🙂 E ho anche specificato il nesso tra potere e corruzione che spesso c’è nelle opere di Tolkien. Mi piace però pensare che la gloria di Numenor sarebbe potuta durare di più, o che il veleno di Sauron avrebbe infettato meno gente, così da permettere a più persone di salvarsi. Comunque è proprio nella tragicità che talvolta emergono le qualità migliori di alcuni individui, e certamente Amandil, suo figlio e i suoi nipoti hanno ci hanno fatto capire che non tutto era perduto, che qualcosa di Numenor poteva ancora sopravvivere…

      P.S. Grazie mille per la segnalazione su Miriel!

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      1. Senza dubbio le cose sarebbero potute andare diversamente a Numenor…la mia riflessione nasceva dal constatare che la stessa sorte dei Numenoreani, a metà tra gli Elfi e gli Uomini della Terra di Mezzo, era destinata probabilmente a determinare, sul lungo periodo, la fine stessa di quel regno: si trattò, secondo me, di una ricompensa molto complessa da gestire, che andava bene finché i Numenoreani restarono lontani da qualunque ambizione «imperialistica». Nel momento in cui, invece, caddero nella lusinga di questa tentazione, ecco che le loro lunghe vite, anziché sembrare loro un dono, divennero una tentazione verso un traguardo più alto, per così dire, ossia l’immortalità. In una versione più estrema di questo mio pensiero, posso anche arrivare ad esporre un’audace riflessione: se, come sembra, il volere di Morgoth continuò ad avere presa su tutta la Terra di Mezzo anche dopo la sua sconfitta, non si può escludere che il seme della corruzione fosse implicito anche in Numenor, fin dalla sua fondazione…

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