“Il Signore degli Anelli” di Ralph Bakshi: un film da non dimenticare

 

Felice Hobbit Day, seppure con un certo ritardo! Come promesso, eccomi qui con un articolo dedicato alla Terra di Mezzo (dopo aver consumato un ottimo pranzo, qualche ora fa).

Ogni grande fan di Tolkien sa che, prima del fortunatissimo adattamento realizzato da Peter Jackson, “Il Signore degli Anelli” fu portato sullo schermo nel 1978 da Ralph Bakshi, regista e animatore di origini israeliane. Bakshi, affiancato dallo scrittore statunitense Peter S. Beagle, il quale contribuì alla stesura della sceneggiatura, realizzò un film d’animazione della durata complessiva di circa due ore, nel quale vennero condensate le vicende di più o meno metà del libro di Tolkien. Purtroppo un secondo film non fu mai prodotto, e la narrazione rimase ferma alla battaglia del Fosso di Helm, senza che la storia potesse essere conclusa.

Per quanto mi riguarda, da quando ho sentito parlare del film diretto da Bakshi, ho sempre saputo che prima o poi avrei dovuto vederlo; così, appena si è presentata l’occasione, l’ho guardato con molto interesse. Oggi sono qui per dirvi cosa ne penso – e per spiegarvi il motivo per cui ritengo, da tolkieniana, che lo sforzo del regista israeliano debba essere ricordato. Va da sé che questo sarà un articolo per chi conosce la trama e i personaggi de “Il Signore degli Anelli” senza bisogno di ricevere spiegazioni in merito; se poi chi mi legge vuole che ne scriva uno per tutti, a mo’ di recensione (non una recensione professionale, sia chiaro), allora basterà chiedere e lo farò. Per il momento, parlo da appassionata di Tolkien, più che da semplice spettatrice.

Partiamo da un aspetto molto importante della questione: la complessità del materiale d’origine. Rappresentare su uno schermo un’opera così lunga e complicata come “Il Signore degli Anelli” non era certo un’impresa da poco, tant’è che il progetto iniziale di Bakshi prevedeva – giustamente – la divisione in due film. Oggigiorno noi siamo abituati/e alle saghe cinematografiche, specie quando si tratta di fantasy, ma all’epoca questa cosa non era affatto scontata: basti pensare che i produttori de “Il Signore degli Anelli” di allora non vollero aggiungere il sottotitolo “Part One” (facendo quindi passare il film come un’opera completa), perché temevano che il pubblico non sarebbe andato al cinema per vedere una semplice “prima parte”.

Ralph Bakshi, invece, era partito con l’idea che il materiale d’origine dovesse essere trasposto in due lungometraggi, nel tentativo di “sacrificare” il meno possibile la trama del libro. E posso dire, dopo aver visto il suo “Signore degli Anelli”, che questo sforzo è in buona parte riuscito: nonostante le inevitabili semplificazioni e alcune imperfezioni (specialmente nella seconda metà del film), la sceneggiatura funziona abbastanza. Penso che uno dei difetti risieda nel dare per scontate alcune cose, che invece sarebbero dovute essere chiarite meglio per chiunque non avesse letto il libro; ma, in generale, la storia fila bene, con solo qualche intoppo qua e là. Prima di parlare più specificatamente di questo, vorrei però soffermarmi su altri aspetti importanti del film.

 

  • La rappresentazione dei personaggi
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Alcuni Hobbit alla festa di Bilbo
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Piedi hobbit in bella mostra…

Di base, la versione cinematografica di Bakshi ha un pregio: per semplificare le cose senza tradire il testo di Tolkien, cerca di individuare una o più caratteristiche salienti in ciascuno dei personaggi letterari e poi le rappresenta. Il problema è che non sempre riesce a individuarle e non necessariamente le rappresenta nel modo migliore. Prendiamo gli Hobbit: in generale, sono ben resi dal punto di vista estetico, perché hanno i piedi pelosi e non sono belli, ma alcune caratterizzazioni psicologiche lasciano a desiderare, per esempio quella di Sam Gamgee. Nel suo caso, vengono scelti come aspetti salienti del personaggio la rusticità e la comicità involontaria che a volte suscitano alcune sue azioni e reazioni… Il risultato – che si riflette purtroppo anche sull’estetica scelta, quella di uno Hobbit più brutto e sgraziato rispetto a Frodo, Merry e Pipino – è una figura un po’ troppo macchiettistica, priva di quella “serietà” di fondo che Tolkien, in realtà, ha conferito alle sue creature. Gli Hobbit non sono fatti per ridere, anche se talvolta possono benissimo risultare buffi e suscitare il riso: sono gli eroi e il motore del nostro racconto. Diciamo che Bakshi tende a renderli un tantino caricaturali, cosa che si nota anche dal modo goffo in cui camminano su quei loro piedoni (vorrei ricordare che Tolkien non attribuisce affatto piedi grandi ai suoi Hobbit; specifica soltanto che chi appartiene al ramo degli Sturoi ha mani e piedi più grandi rispetto a chi appartiene al ramo dei Pelopiedi, che ha, invece, piedi piccoli e agili).

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Sam (a sinistra), con Pipino (al centro) e Frodo (a destra)

Sam, però, è quello più caricaturale tra tutti. La sua caratterizzazione non convince, a mio parere, perché ci sarebbe ben altro di saliente in lui, ma sembra non essere stato preso molto in considerazione: la sua devozione per Frodo, ad esempio, in questo film d’animazione è ridotta ai minimi termini. Non è che il Sam di Bakshi non sia legato a Frodo, ma tale aspetto non viene messo abbastanza in risalto, poiché Sam risulta essere perlopiù la spalla comica della situazione. È vero che non c’è possibilità di inserire approfondimenti (è già un miracolo se la sceneggiatura riesce a condensare decentemente gli avvenimenti di metà libro, senza troppe omissioni o eccessivi stravolgimenti!), ma il personaggio poteva essere reso meglio.

Mi è piaciuta, invece, la caratterizzazione di Merry e Pipino, nonostante non sia dedicato loro molto spazio: figurano come grandi amici di Frodo, che vogliono a tutti i costi aiutarlo. Sì, Merry e Pipino sono anche altro… ma, considerando a quale punto della storia si ferma il film, non era facile far emergere altre loro caratteristiche. Diciamo che, secondo me, è stato effettivamente colto un aspetto saliente dei due – il grande senso dell’amicizia – e ben rappresentato nei limiti della sceneggiatura.

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Galadriel col suo anello

Un personaggio di cui sono stati colti gli aspetti salienti, però non sono stati rappresentati in modo efficace è Galadriel: la scena dello Specchio è ben resa, ma la tentazione dell’Anello, a mio avviso, doveva essere enfatizzata di più, così come la successiva rinuncia. In questo modo, la Dama appare giustamente come una saggia consigliera, ma non abbiamo una corretta percezione del suo potere, né dell’importanza della sua decisione di non prendere l’Anello; eppure la si poteva mostrare come una figura saggia e potente al tempo stesso, se solo fosse stata data maggiore enfasi ai momenti di tentazione e rinuncia.

 

  • Dalle caratterizzazioni più riuscite a quelle meno riuscite
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Saruman

Forse ad alcune persone sembrerà strano, ma il personaggio che considero più riuscito è Saruman. Mi ha convinta totalmente: ottima la sua introduzione, chiare le motivazioni del suo tradimento – vuole l’Anello per sé e si allea con Sauron al solo scopo di mettervi le mani sopra – e bella anche l’estetica. So che alcune persone si sono lamentate del fatto che fosse vestito di rosso, anziché di bianco, ma la trovo una puntualizzazione sciocca. A parte che qui non viene mai chiamato Saruman il Bianco (a meno che non succeda nella versione originale, io ho visto quella doppiata!), vorrei sottolineare che nel libro, quando Gandalf va a trovarlo a Orthanc, le sue vesti cambiano colore alla luce, quindi non sono bianche. Onestamente, il rosso mi sta più che bene!

Anche i Nazgûl sono pressoché perfetti, inquietanti al punto giusto; li metto sullo stesso piano di Saruman. Un po’ più in basso, lungo un’ipotetica scala, vorrei collocare – assieme a Merry e Pipino, di cui ho già detto quello che dovevo – Bilbo, Gimli, Legolas e Théoden, personaggi che ho apprezzato e che mi paiono abbastanza riusciti anche dal punto di vista estetico. Gimli dovrebbe essere più basso di quello che è, ma per il resto va bene. Legolas mi ricorda vagamente quello della trilogia di Peter Jackson, ma solo fisicamente, perché lo trovo meno elevato a “super-combattente” della situazione e mi sembra che abbia un temperamento più posato e tranquillo. Mi piacciono gli accenni all’amicizia nascente tra lui e Gimli, credo vi sia stata data la giusta rilevanza. Théoden fa la sua figura, la sua manipolazione a opera di Vermilinguo è abbastanza efficace anche senza spettacolarizzazioni (sì, questa è una frecciatina a Peter Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens!). Vermilinguo stesso è convincente come personaggio, per quanto compaia poco.

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Legolas

Adesso è il momento di passare alle caratterizzazioni che sono valide, ma mancano di qualcosa, oppure includono un elemento che non mi ha convinta o non mi è piaciuto. A parte la già menzionata Galadriel, parlerei di Aragorn: la psicologia del personaggio è buona, ma l’aspetto estetico… non proprio. Ci stanno la carnagione scurita e le rughe, considerando che ha fatto vita da Ramingo e che non è più un giovanotto, ma l’abbigliamento? Che costava aggiungere un paio di pantaloni?!

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Aragorn (a sinistra) e i quattro Hobbit

Caratterialmente, invece, Aragorn mi va bene, perché è stato rappresentato come un leader e un combattente. C’erano anche delle discrete basi per delineare la sua vicinanza con gli Elfi, considerando che parla agli Hobbit di Beren e Lúthien e che lui e Legolas si salutano come due vecchi amici… Purtroppo non viene mostrato altro, e l’amore per Arwen non è minimamente accennato. Capisco che nel libro Arwen abbia pochissimo spazio, ma non per questo la sua storia d’amore con Aragorn va considerata un qualcosa da eliminare; al tempo stesso, posso capire che l’esigenza di sintetizzare la trama abbia portato all’esclusione di un elemento la cui presenza, nell’opera originale, è incredibilmente sottile e pressoché nascosta.

Poi abbiamo Gollum, Frodo e Gandalf (e infine Sam, su cui mi sono soffermata prima). Gollum… be’, su di lui sono combattuta. Mi piace il modo in cui viene introdotto nel prologo, nel quale viene menzionato l’omicidio di Déagol e tutto il resto; ed ero al settimo cielo quando ho visto che è stata inclusa la scena in cui vuol fare una carezza a Frodo, preceduta dal monologo che mostra le tensioni opposte che sono costitutive del personaggio (aiutare il padrone del tesoro, o riprendersi il tesoro?). Il problema è che quel germe di affetto e riconoscenza verso Frodo – tanto importante nel libro – qui non ha basi: Gollum dice che Frodo è sempre gentile con lui, ma questa gentilezza non si è vista da nessuna parte! È vero, Frodo gli ha risparmiato la vita, ma poi cos’ha fatto? L’ha minacciato, gli ha parlato duramente e basta. Nel libro, talvolta lo spaventa – con la spada o senza – e gli si rivolge con severità, ma per il resto del tempo lo tratta con cortesia, o addirittura con comprensione, per esempio quando gli offre il pane elfico. Insomma, dimostra di volergli concedere una possibilità, provando a fidarsi di lui.

Se dovessi trovare un difetto al Frodo di Bakshi, in effetti, sarebbe proprio la sua mancanza di gentilezza e compassione verso Gollum. Quando lo incontra, peraltro, dice semplicemente che gli fa pena. Posto che potrebbe trattarsi di una questione di traduzione (suppongo che in inglese venisse usato il vocabolo “pity”), e che “fare pena” e “fare pietà” possono essere sinonimi, va detto che la prima espressione viene usata più spesso in senso spregiativo. Non ricordo di aver mai sentito nessuno usarla in maniera positiva; e l’impressione che ho ricavato, guardando questa prima scena tra Frodo e Gollum, è che Frodo provasse proprio quel tipo di commiserazione accompagnata dal disprezzo che le parole “mi fa pena” tendono comunemente a evocare. Questo ha poco a che fare con la pietà descritta da Tolkien, che tanto cruciale si rivelerà alla fine della Missione del Portatore dell’Anello.

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Frodo tentato dall’Anello, mentre lui e i suoi amici sono nascosti, e un Nazgûl si aggira nei paraggi

Devo dire, però, che il Frodo del film d’animazione mi convince: come sua caratteristica saliente è stata scelta la resistenza – e questo non può che rendermi contenta. Ho apprezzato particolarmente il momento in cui ci viene mostrata la sua lotta contro l’Anello, durante l’apparizione del primo Nazgûl nella Contea. Diciamo che il personaggio funziona molto bene nella prima metà del film, poi purtroppo risente del mancato sviluppo di quel legame che dovrebbe formarsi con Gollum.

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Gollum, Frodo addormentato e Sam che si sveglia, insospettito

Tornando a Gollum stesso, trovo che con lui abbiano… sbagliato colorazione! Dato che ha vissuto in una caverna sotterranea, avrebbe avuto più senso se avesse avuto una carnagione pallida e malaticcia, anziché scura. Riguardo alla sua doppia personalità, be’, andava enfatizzata maggiormente, ma comunque è presente. Il problema è che Gollum è un personaggio complesso, troppo difficile da sviluppare in tempi così striminziti come quelli del film diretto da Bakshi. Diciamo che è stato fatto quel che si poteva, anche se una maggiore attenzione non sarebbe stata impossibile e avrebbe senza dubbio giovato.

Andando a Gandalfesteticamente mi piace molto. Anche la caratterizzazione psicologica funziona, però non sempre. Innanzitutto, trovo che gesticoli un po’ troppo, cosa che a lungo andare risulta fastidiosa. Inoltre, ci sono delle scene in cui è eccessivamente burbero: è vero che nel libro ha un temperamento un tantino impetuoso, ma quando serve è paziente e comprensivo. In questo film, invece, sembra quasi che voglia spaventare un convalescente Frodo con i suoi discorsi (a Gran Burrone): a nulla serve che lo chiami “caro”, se passa il resto del tempo a parlare dell’Anello e di pericoli vari. Miei Valar, Gandalf, dai a quel povero Hobbit un po’ di respiro, si è appena risvegliato dopo essere scampato a un destino peggiore della morte!

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Frodo e Gandalf nella Casa di Elrond

Battute a parte, trovo che anche durante il Consiglio di Elrond Gandalf sia stato troppo brusco, stavolta con i gesti più che con le parole, quando fa sedere Bilbo dopo che si era offerto come Portatore dell’Anello. Per il resto, direi che la sua funzione di guida e mentore la svolge bene; e ho apprezzato il suo confronto con Saruman, nonostante sia convinta che a Tolkien non sarebbero piaciuti granché tutti quei lampi colorati.

Quanto ad altri personaggi, come Elrond ed Éowyn, compaiono davvero pochissimo, quindi non c’è molto da giudicare. Elrond si vede durante il Consiglio e pronuncia due battute in croce, ma perlomeno in quell’unica scena si cerca di farlo apparire saggio e lungimirante. Non mi piace, però, il fatto che sia stato rappresentato con fattezze simili a quelle di un imperatore romano: innanzitutto, credo che gli Elfi di Tolkien non c’entrino niente coi romani, e poi non era il caso di rendere più simili lui e Legolas? In base a che cosa dovremmo capire che sono entrambi Elfi, se non hanno assolutamente nulla in comune? Questo è abbastanza assurdo, tanto più che non si parla affatto di Bosco Atro, ed è Legolas a essere mandato da Elrond a raggiungere Frodo sulla strada per Gran Burrone – quindi Legolas figura come un Elfo di Gran Burrone! Non potevano scegliere due rappresentazioni meno discordanti fra loro?

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Ottaviano Augusto? No, Elrond Mezzelfo

Mi è dispiaciuto molto per Éowyn, invece, che non pronuncia neppure una parola, pur essendo presente accanto al trono di Théoden. Caspita, potevano almeno farle aprire bocca per salutare Gandalf, così viene il dubbio che sia muta! Fisicamente è stata rappresentata come una dama altera e dall’espressione seria; è una scelta azzeccata (molto più di quella per Elrond, senza dubbio!), sebbene l’estetica risulti un po’ troppo simile a quella di Galadriel.

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Éowyn

Barbalbero è un altro personaggio che compare molto poco e, in tutta onestà, mi ha lasciata un tantino perplessa: l’ho trovato poco somigliante all’Ent descritto da Tolkien, ma soprattutto mi sono chiesta a cosa sia servito di preciso. Ha incontrato Pipino e Merry nella Foresta di Fangorn… ma poi? Non si è parlato assolutamente del “conto in sospeso” tra gli Ent e Saruman – e dubito che questa cosa fosse in programma per il prossimo film. Almeno per Éowyn il momento migliore doveva ancora arrivare; sono certa che ci sarebbe stato mostrato, se fosse venuta alla luce la seconda parte dell’opera di Bakshi. Tuttavia, la nota che trovo veramente dolente è la caratterizzazione di Boromir: l’erede del Sovrintendente di Gondor vestito di pelli e con un elmo vichingo in testa?! Ma cos’è, un barbaro che si prepara a invadere l’Impero Romano?

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Boromir alias il Vichingo

Boromir dovrebbe apparire nobile ed essere riccamente vestito, in contrasto con Aragorn e il suo aspetto da Ramingo… Inoltre, in questo film è generalmente impaziente e scontroso; sembra che non faccia mai nulla di utile per la Compagnia, tranne durante il combattimento nelle Miniere di Moria. Il momento della sua morte risulta quindi poco coinvolgente per chi guarda, poiché difficilmente può essersi affezionata/o a questo personaggio – anche se devo ammettere che, quando vuole prendere l’Anello a Frodo, la scena è ben resa. Purtroppo quest’ultimo elemento non è sufficiente per rendere giustizia al figlio del Sovrintendente.

 

  • Una rappresentazione indovinata?

Come ho accennato all’inizio, ritengo la sceneggiatura di questo film abbastanza buona. Si parte in grande stile con il prologo, che racconta la storia dell’Anello – un po’ come nella trilogia diretta da Jackson, ma in maniera più sintetica. Dopodiché ci spostiamo nella Contea e assistiamo alla festa di Bilbo, che si esaurisce semplicemente nel suo discorso d’addio al banchetto, durante il quale vengono anche introdotti i personaggi di Frodo e Gandalf. Contrariamente al suo successore, Bakshi decide di mantenere il salto temporale dal centoundicesimo compleanno di Bilbo alla partenza di Frodo: mentre sullo schermo si susseguono immagini della Contea durante le diverse stagioni, la voce narrante annuncia quanto tempo sia passato. Abbiamo quindi il fondamentale colloquio tra Frodo e Gandalf, sul quale vorrei soffermarmi, per sottolineare gli aspetti positivi e quelli che, invece, mi hanno convinta meno. La cosa che mi è piaciuta di più in assoluto è stata il momento in cui l’Anello viene gettato nel caminetto di casa Baggins e Frodo si allarma immediatamente, cercando di riprenderlo e suscitando la reazione di Gandalf: “Lo desideri già fino a questo punto?”. Ottimo modo per darci un’idea dell’influenza subdola dell’Anello. Al contrario, non ho trovato molto sensato che Frodo e Gandalf continuassero la loro conversazione all’aperto, visto che stavano parlando di cose che dovevano rimanere segrete. So che si è approfittato del momento per far spuntare fuori Sam, ma si poteva tranquillamente mantenere la scena del libro, in cui Gandalf si accorge che il giardiniere sta origliando sotto la finestra. Peraltro Sam, quando gli viene chiesto cos’abbia sentito, nomina gli Elfi, oltre a un nemico e degli anelli… ma né Frodo né Gandalf hanno mai parlato di Elfi.

Lo scontro – verbale e non – tra Saruman e Gandalf è perfetto, nulla da ridire. Preferisco la componente verbale, ma devo dire che la parte più “stregonesca” della scena non mi ha infastidita affatto. Proseguendo, ho amato la versione cinematografica della “congiura” di Merry e Pipino: niente pernotto a Crifosso, non ce ne sarebbe stato il tempo; semplicemente i due amici e cugini di Frodo che vogliono accompagnarlo fuori dalla Contea, con Merry che infine chiarisce di sapere la verità sull’Anello e di non voler mai abbandonare Frodo.

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Merry rivela a Frodo di sapere tutto sull’Anello

Promossa anche la scena dell’arrivo alla locanda di Brea – anzi, Bree, come in originale inglese – e il primo incontro con Aragorn. Rispetto alla ben più famosa trilogia, in cui Brea è un posto ombroso e inquietante, qui l’atmosfera è molto più rilassata e permette l’inserimento della scena in cui Frodo canta sul tavolo. L’unica cosa che fa storcere il naso è il contrasto tra la tecnica utilizzata per realizzare gli Hobbit e quella utilizzata per realizzare i clienti della locanda, il cosiddetto rotoscopio. Il rotoscopio consiste nel riprendere le scene dal vivo, proiettarle su un pannello di vetro e poi ricalcare i personaggi “sopra” gli attori.

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Clienti alla locanda. Esempio di personaggi realizzati con il rotoscopio

A Brea è palese la differenza l’aspetto “cartoonesco” degli Hobbit – e dell’oste – e la rappresentazione più realistica delle comparse. Il contrasto si nota anche in altri passaggi del film, per esempio durante la battaglia al Fosso di Helm, ma qui è particolarmente accentuato e risulta parecchio stridente, a mio avviso. Peccato, perché la scena in sé è bella.

Solo una piccola obiezione sulla parte in cui gli Hobbit s’imbattono Grampasso nella loro camera, alla locanda: a un certo punto, Aragorn dichiara il suo vero nome e sfodera Narsil (non viene detto il nome della spada, ma ovviamente si tratta di quella, essendo rotta). Questo è uno dei casi in cui chi ha realizzato il film sembra aver dato per scontato che tutto il pubblico avesse letto Tolkien: infatti, per chi non conosce la storia di Aragorn, non sembra avere molto senso che lui tiri fuori una lama spezzata mentre si presenta e giura di proteggere Frodo e gli altri. Della spada si parlerà brevemente durante il Consiglio di Elrond, ma credo sarebbe stato meglio mostrarla solo in quell’occasione, perché alla locanda figura come un elemento buttato lì e basta. Null’altro da obiettare, comunque, sulle scene con Grampasso in generale, né su Colle Vento o sull’arrivo a Gran Burrone. Forse la parte della fuga al Guado è un tantino lunga (quando l’ho vista, mi sembrava non finire mai!), ma questa è una piccolezza. Poi l’idea di sostituire Glorfindel con Legolas mi sembra buona, perché non avrebbe avuto senso appesantire la narrazione con un personaggio – Glorfindel appunto – che dopo Gran Burrone non sarebbe più comparso. Legolas, invece, è un membro della Compagnia dell’Anello – ed è un Elfo. In un film, non c’è la possibilità di spiegare le differenze tra gli Elfi di Gran Burrone e gli Elfi di Bosco Atro, a meno di avere diverse ore a disposizione per la trama complessiva… quindi eliminare Glorfindel e dare il suo ruolo a Legolas è accettabile. Piuttosto non mi piace la reazione di Sam quando incontra l’Elfo. All’inizio è tutto eccitato, come ci si aspetterebbe; ma, quando Legolas spiega di essere in viaggio da nove giorni, gli rinfaccia: “Padron Frodo è in viaggio da molto più tempo di te! È ferito e deve riposarsi!”. Il senso di quest’improvvisa esplosione dov’è? Qualcuno me lo spieghi, per cortesia! In effetti, però, scene di questo tipo non sono estranee al film di Bakshi: quando Gandalf, nella Contea, chiede a Bilbo se lascerà l’Anello a Frodo come d’accordo, lo Hobbit ha uno scatto di rabbia esagerato. Va bene che c’è da considerare l’influenza dell’Anello, ma Gandalf parla in maniera abbastanza calma, quindi lo scoppio d’ira di Bilbo è troppo rapido ed eccessivo. Nel libro, prima che Bilbo perda le staffe, mettendo addirittura mano alla spada, lo stregone mostra una certa insistenza nel convincerlo a separarsi dall’Anello.

La scena del risveglio di Frodo può andare, però – come ho già detto – non amo l’atteggiamento di Gandalf, che a mio parere avrebbe dovuto mostrarsi un po’ più rassicurante verso lo Hobbit. Inoltre, c’è un breve passaggio in cui accenna cosa sia successo a Orthanc, ma non dice affatto che Saruman è un traditore, e ciononostante Frodo lo capisce, tant’è che chiede cosa succederebbe se Saruman prendesse l’Anello. Questo mi sembra un errore un po’ grossolano: è vero che chi guarda il film è cosciente del tradimento di Saruman, ma Frodo ne è ignaro – ed è obiettivamente impossibile che abbia capito tutta la verità, solo perché Gandalf ha detto di essere stato portato via da Orthanc dalla Grande Aquila Gwaihir. Frodo è intelligente, ma alla preveggenza non è ancora arrivato, eh… Al massimo ’sta roba può venir fuori più in là!

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Il Consiglio di Elrond

Al di là di questi commenti, si sarebbe potuta benissimo rimandare la questione di Saruman al Consiglio di Elrond, lasciando alla voce narrante il compito di spiegare che Gandalf aveva raccontato la verità sullo stregone corrotto… Una cosa che, peraltro, in parte è stata fatta. Quindi perché perdere tempo a fare accenni – male – durante il risveglio di Frodo?

Il Consiglio, da parte sua, mi è parso un tantino approssimativo. Forse è colpa dell’adattamento italiano, ma avrei preferito maggiore enfasi sul fatto che l’Anello può essere distrutto solo tra le fiamme del Monte Fato. Ho gradito, ad ogni modo, l’inserimento di Bilbo fra i presenti, una scelta che è indice – ancora una volta – del tentativo di mantenersi fedeli al testo di Tolkien. Il viaggio della Compagnia va bene: Moria, Lórien, la traversata del Grande Fiume… Su Galadriel mi sono espressa, aggiungo solo che la scena dello Specchio è una delle poche in cui mi non mi dispiace il modo in cui è stato reso Sam (come nel libro, gli viene concesso di guardare nello Specchio). Invece, trovo uno scivolone pazzesco la rappresentazione del Balrog: perché diamine dovrebbe avere le ali, se poi deve piombare nell’abisso?!

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Il Balrog

Sul resto del film, non c’è molto da dire. Promossa la morte di Boromir (sebbene ci sia poco pathos, principalmente per via del motivo da me esplicitato), l’incontro di Frodo e Sam con Gollum (anche se il tema della pietà… sigh!), l’entrata in scena di Théoden e Vermilinguo, la battaglia al Fosso. Mi spiace che non ci siano state mostrate le Paludi Morte; capisco l’eliminazione dell’arrivo al Cancello Nero, per abbreviare i tempi e portarci direttamente alla via alternativa che passa dalla Tana di Shelob, ma le Paludi almeno sarebbero potute esserci…

In generale, ritengo che un difetto del film diretto da Bakshi sia una sorta di inadeguatezza nel veicolare alcuni contenuti ed emozioni. Penso, ad esempio, alla rappresentazione un po’ troppo “tiepida” della tentazione di Galadriel: se la trilogia di Jackson esagera con la spettacolarizzazione, la scena del film d’animazione non è abbastanza incisiva. Ci vorrebbe una sana via di mezzo, secondo me. L’opera di Bakshi se la cava molto bene in due “campi”: quando c’è da mostrare qualcosa di inquietante – come i Nazgûl e gli Orchi al Fosso di Helm, che ci regalano momenti in cui il film diventa piuttosto oscuro, proprio visivamente parlando – e quando si tratta di dare spazio alla spensieratezza hobbit. La tranquillità e l’atmosfera allegra che si respirano nella Contea sono efficaci, e si riflettono sugli Hobbit stessi, più di una volta con ottimi risultati: basti pensare al momento in cui Frodo canta a Brea, oppure alla scena in cui Sam lo raggiunge, quando lui decide di lasciare la Compagnia. Ecco, devo dire che il modo in cui viene mostrata la separazione dei Viandanti mi ha soddisfatta molto. C’è Aragorn che non ha ancora preso una decisione su dove andare dopo Lórien, Frodo che ha bisogno di un po’ di tempo per riflettere (e “racimolare il coraggio”, come direbbe Sam nel libro!), Boromir che lo cerca e lo affronta… fino ad arrivare, per l’appunto, al ricongiungimento di Frodo e Sam, che partono da soli alla volta di Mordor. Anche qui Sam mi è piaciuto, perché la scena, di base, non è così drammatica, quindi la sua vena comica e goffa ci sta. Per meglio dire, la scena in teoria dovrebbe essere drammatica, visto che Frodo si sta separando dalla Compagnia per cercare di compiere un’impresa disperata, ma il tutto è condito con quella leggerezza – che non è superficialità, beninteso – tipica degli Hobbit, con Frodo che apostrofa Sam dicendogli che è una maledetta seccatura, salvo poi aggiungere che non potrebbe sopportare la sua morte. E ridere, perché Sam gli ha rovinato i piani. Questo è ciò che avviene nel libro, una miscela di dramma e umorismo, un momento toccante e divertente al tempo stesso, che il film di Bakshi riesce a riprodurre senza problemi.

Al contrario, nel tentativo di rappresentare la scena in cui Frodo, poco tempo dopo l’incontro con Gollum, dà voce ai suoi timori e ai suoi cattivi presentimenti sull’esito della Missione, il film di Bakshi fallisce. Stavolta nel testo di Tolkien non abbiamo un Frodo che riesce a sdrammatizzare, bensì un Frodo stanco e provato – e un Sam che assiste addolorato alla manifestazione di sconforto del padrone, senza riuscire a fare altro che prendergli la mano e versare lacrime silenziose. Subito dopo, Sam cerca di riprendersi, strofinandosi il naso con la manica e provando a fischiettare. Ecco, si è cercato di rendere la stessa situazione nel film, ma il risultato è semplicemente un Frodo che si lamenta del peso dell’Anello… e un Sam che si alza e fischia. Così, di punto in bianco! Non è che si noti granché la sua disperazione, tant’è che viene spontaneo domandarsi cos’abbia da fischiettare in un momento simile. Sembra, in altre parole, una reazione senza senso – e cozza abbastanza con l’immagine successiva, quella di Sam che sorregge Frodo durante il cammino, dopo che Gollum ha detto ai due Hobbit di ricominciare la marcia e sbrigarsi.

Diciamo che il senso di disperazione e tragedia non si avverte granché in quest’opera. È molto poco epica, punta maggiormente sul fiabesco. Non che questo sia un male, però qualche scena più “drammatizzata” avrebbe giovato all’insieme. Considero il film una trasposizione abbastanza appropriata de “Il Signore degli Anelli”, ma con difetti vistosi, per quanto pochi. Inoltre, non mi ha suscitato nessuna emozione forte. Ciò non significa che mi sia risultato sgradito o del tutto indifferente: alcune parti mi sono piaciute molto, sia chiaro. Suggerisco di vederlo a qualsiasi appassionato/a di Tolkien non l’abbia ancora visto, però mi sento di sconsigliarlo a coloro che, più che essere legati/e a “Il Signore degli Anelli” come libro, lo sono alla trasposizione di Peter Jackson, e la reputano l’unica vera rappresentazione “visiva” della Terra di Mezzo. È vero che il regista neozelandese ha apprezzato il lavoro di Bakshi, al punto da omaggiarlo in alcune sue scene (per esempio, quella in cui i Nazgûl prendono d’assalto la camera degli Hobbit, alla locanda di Brea), ma ho la sensazione che il gruppo di fan più irriducibili della sua versione cinematografica non accoglierebbe con molto entusiasmo questo film d’animazione del 1978. Poi, ovviamente, non voglio fare di tutta l’erba un fascio: è possibile che chi ama alla follia Jackson possa amare anche Bakshi.

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I Nazgûl assaltano la camera degli Hobbit

Comunque stiano le cose, e malgrado questo film d’animazione sia stato eclissato dalla fama della trilogia, il tentativo di Bakshi di portare al cinema il capolavoro di Tolkien non va dimenticato: costituisce pur sempre una delle possibili visioni della Terra di Mezzo! Inoltre, per un certo numero di fan di vecchia data, ha rappresentato la prima via d’accesso verso questo mondo fantastico popolato da Elfi, Nani e Hobbit.

 

  • Doppiaggio fra orrori ed eccellenze

L’ultima parte dell’articolo sarà dedicata all’adattamento italiano del film e alla scelta delle voci – un campo che annovera sia scelte terribili che scelte bellissime. Partiamo con le prime, così via il dente e via il dolore.

Gollum, inspiegabilmente, viene pronunciato “Gollam”. Ora, è vero che la “u” in inglese si legge quasi sempre “a”, ma di certo non era questo il caso; che io sappia, chi sta al leggio lavora con la lingua originale in cuffia, quindi perché mai i doppiatori hanno sbagliato? Mistero. Poi, ogni santa volta, si mangiano la “s” finale di Baggins. Sul copione ci sarà stato scritto “Baggin”, immagino… ma ripeto: non avevano l’originale in cuffia? Inoltre, anche se nel prologo e durante il Consiglio di Elrond si è parlato chiaramente di Nani, dopo la formazione della Compagnia Gimli viene definito “un silvano”. Mi domando dove avesse la testa chi ha tradotto il copione – o forse è colpa di chi ha adattato i dialoghi? E non è finita qui, perché in “Minas Tirith” l’accento cade sull’ultima “i” e Théoden sbaglia il nome di Éowyn, dicendo “Eochin”. Ma il peggio si raggiunge quando Aragorn parla di Beren e Lúthien… Sappiate che, nella nostra versione italiana, Lúthien non esiste: si dice Lutezia. Lutezia, rendetevene conto. Il povero Professore si sarà rivoltato nella tomba – e forse anche sua moglie Edith.

La cosa strana è che diverse cose vengono lasciate in inglese: oltre al caso di Bree, notiamo che Underhill non viene tradotto con “Sottocolle”, Strider non viene tradotto con “Grampasso”, Rivendell non viene tradotto con “Gran Burrone” e persino la canzone che Frodo canta alla locanda è in inglese. Sarebbe anche apprezzabile (oddio, almeno “Strider” io l’avrei tradotto), ma a questo punto non mi spiego cosa diamine ci fosse di difficile nel pronunciare il nome “Lúthien”, al punto da doverlo orrendamente sostituire, per di più con una roba che non c’entra niente. L’unica consolazione è che almeno il nome di Saruman viene sempre detto correttamente, mentre in originale, stando a quel che ho letto, talvolta è storpiato in “Aruman”. La ragione ufficiale è che chi ha realizzato il film temeva si creasse confusione tra il suo personaggio e quello di Sauron… Boh, a me pare una sciocchezza, soprattutto se davvero c’è discordanza e un po’ lo si chiama Saruman, un po’ Aruman. Non ho visto il film in lingua originale, ma così ho letto che succede. Cioè, siamo a livelli assurdi, un personaggio di cui non si decide il nome… Peggio di Lutezia, o quasi!

Passiamo alla scelta delle voci italiane, o mi verrà il mal di stomaco. Devo dire che non mi hanno fatta impazzire né la voce di Sam né quella di Gollum, ma se non altro non le trovo fuori luogo. Anzi, ammetto che l’interpretazione di Gollum, in alcuni passaggi, mi è piaciuta molto – per esempio durante il prologo, o quando lui dice: “Seguite il buon Sméagol”. D’altronde, lo doppia Elio Pandolfi, che non è esattamente il primo venuto! Il confronto col Gollum della trilogia di Jackson viene spontaneo, e Francesco Vairano è inarrivabile, ma bisogna riconoscere che ha lavorato avendo come riferimento uno straordinario Andy Serkis… Ora come ora, non posso giudicare la prestazione vocale di Peter Woodthorpe, il Gollum del film d’animazione, perciò non ho idea di quanto Elio Pandolfi sia simile all’originale.

Saruman mi va a genio, anche se mi sarei aspettata una risata meno gracchiante. Nel film, ad ogni modo, non si accenna al potere della sua voce, quindi la cosa si può accettare tranquillamente. Ho amato, invece, la voce di Aragorn, che mi è parsa adattissima, e quella di Galadriel, che sono abbastanza sicura di aver sentito altrove (purtroppo la doppiatrice non viene accreditata da nessuna parte). Ottimo anche il doppiatore che fa da narratore, Romano Malaspina. Soprattutto, però, mi sono innamorata delle voci di Frodo e Gandalf: il primo è interpretato da Roberto Del Giudice, il secondo… be’, anche se per me Gianni Musy rimarrà sempre il Gandalf italiano per eccellenza, non posso far finta di nulla se mi servono Emilio Cigoli su un piatto d’argento! E adoro il suo “tu non puoi passare”!

 

 

 

 

Nota bene: le (poche) citazioni sono tratte dal film d’animazione “Il Signore degli Anelli”, diretto da Ralph Bakshi e sceneggiato da Chris Conkling e Peter S. Beagle. L’adattamento italiano è stato curato dalla S.A.S. (“Società Attori Sincronizzatori”).

52 pensieri riguardo ““Il Signore degli Anelli” di Ralph Bakshi: un film da non dimenticare

  1. Che bella scelta per il giorno degli Hobbit! Premetto che questo mio commento non potrà che risentire di una vena emotiva: per me, infatti, il lungometraggio di Bakhsi ha costituito il primo contatto con la Terra di Mezzo di Tolkien! Quando avevo sette anni, rimasi letteralmente attaccato allo schermo di Rai 2 per vedere questa pellicola, nonostante l’ora tarda suggerisse a mia madre di portarmi a letto…in particolare mi rimasero impressi i Nazgul – mi sembravano davvero paurosi – Smeagol/Gollum e, naturalmente, Aragorn, che per me era Strider (anche se all’epoca non sapevo neppure cosa volesse dire questa parola). Crescendo ho avuto modo di consumare la VHS a furia di guardarla e indubbiamente questa pellicola ha rivestito per me una grande fonte di ispirazione: molto di quell’Aragorn, per esempio, è confluito in Erfea. Parallelamente, leggendo il Signore degli Anelli, mi sono reso conto delle diversità esistenti fra pellicola e romanzo: ricordo che, in particolare, rimasi scioccato dall’apprendere che Boromir non era il tizio vichingo visto nel lungometraggio! Anzi (e ora l’idea mi fa sorridere) ero convinto che i Rohirrim fossero più «acculturati», per così dire, dei Gondoriani! Sono abbastanza d’accordo con i pregi e i limiti che hai evidenziato nel tuo approfondito articolo: aggiungerò, a titolo personale, che ci sono altre due scene bellissime ed emozianti che rispettano a pieno lo spirito del romanzo. La prima incornicia Pipino che lancia il sasso nel pozzo a Moria; mentre nella pellicola di Jackson la pietra è sostituita da uno scheletro rumoroso, che mette subito in allerta gli orchi, nella pellicola di Bakshi la sceneggiatura rispetta il libro: non si ha subito l’impressione che gli orchi siano stati allertati e quindi quello che avviene nella Sala di Mazarbul ti riempie veramente di sorpresa. La seconda scena che mi è rimasta impressa è la carica dei cavalieri di Theoden alla fine della pellicola: ciò che sente lo spettatore, inizialmente, è solo l’eco di un corno lontano, poi seguito da molti altri suoni. Gli orchi di Saruman, così come lo spettatore, non si rendono conto inizialmente di quello che sta per accadere ed è emozionante vedere come abbandonano progressivamente le mura del Trombatorrione per fuggire verso l’esterno.

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    1. Credo che la battaglia al Fosso di Helm sia la scena che più di tutte si avvicina a essere epica 🙂 E Moria mi è sicuramente piaciuta.
      Ti invidio per aver visto questo “Signore degli Anelli” quando eri bambino… Avrei voluto che mi succedesse lo stesso! Anche se la maggior parte della gente identifica la Terra di Mezzo con la rappresentazione che ne ha fornito Peter Jackson, è bello che esista un’altra visione; inoltre, trovo che alcuni elementi dell’opera di Bakshi siano davvero apprezzabili, specie se consideriamo il tempo a disposizione per “condensare” la trama. Le cose su cui proprio non transigo sono Boromir e il Balrog 😀
      Posso capire la questione del valore affettivo – e il fatto che per te, come per altre persone della tua generazione o suppergiù, questo film abbia costituito la prima via d’accesso per il mondo di Tolkien è uno dei motivi per cui non va dimenticato. Anche perché la stessa trilogia di Jackson, a mio avviso, non sarebbe del tutto uguale a com’è, se non avesse preso spunto dal lungometraggio di Bakshi in alcuni passaggi ^^

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      1. Guarda, è stato uno dei momenti più «magici» della mia infanzia…e ancora oggi, considerato che sono trascorsi più di 40 anni dalla sua uscita nei cinema (e qui invidio mia madre che l’ha visto sul grande schermo!), credo si possa considerare un buon tentativo di portare un romanzo complesso come il Signore degli Anelli al cinema, riconoscendo, allo stesso tempo, tutti i suoi difetti e le sue criticità.

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      1. Confermo…tra l’altro non è mai stato doppiato in italiano, perciò credo che, almeno nel nostro Paese, sia stato visto da pochi. Credo che l’unica idea che abbiano recuperato rispetto alla pellicola di Bakshi sia stata quella di ripartire dal punto in cui si era arrestato, vale a dire dopo la sconfitta di Saruman alla Battaglia del Trombatorrione.

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  2. Da piccolo il cartone mi faceva paura (specialmente la scena in cui il Nazgul cerca gli Hobbit nascosti).
    Sempre quando ero piccolo ho visto i film e non mi hanno mai fatto paura.
    Il cartone ha dei toni molto cupi secondo me, troppo, anche se è fatto bene ed è fedele ai libri di Tolkien. Peccato che non si occupi del Ritorno del Re

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    1. Verissimo…la scena dei Nazgul a Brea, con quella musica di sottofondo tenebrosa, è grandiosa nel suo essere paurosa! Scusatemi se forse sono poco obiettivo, ma per me questa pellicola resta di una bellezza e di una poesia incomparabili.

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      1. Concordo sul fatto che la trilogia sia un capolavoro. Riguardo alla fedeltà, argomento al quale hai accennato prima… be’, sia Bakshi che Jackson si sono presi le loro licenze – e, in linea generale, è giusto così. Entrambe le opere hanno i propri difetti, ma anche degli ottimi punti di forza: quella di Jackson è epica e spettacolare (a volte un po’ troppo 😀 ), quella di Bakshi è fiabesca e più semplice (a volte un po’ semplicistica, per esempio nella caratterizzazione dei personaggi). Poi, vabbè, dobbiamo anche tener conto della differenza di budget… Il film di Bakshi è stato realizzato con costi più modesti.

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      2. Assolutamente!
        Se non sbaglio però, Jackson aveva chiesto di realizzare 6 film da 3 ore per essere fedele in tutto e per tutto al libro.
        La New Line ha però rifiutato, considerando che già molte case produttrici non credevano nel progetto ed era un rischio enorme puntare sul Signore degli Anelli.
        Con il senno di poi, alla New Line sarebbe convenuto tantissimo andare su sei film, così come a noi, che avremmo magari visto personaggi come Tom Bombadil

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      3. Non sapevo che Peter Jackson volesse realizzare sei film! Sicuramente a noi fan sarebbe piaciuta come idea… ma, a conti fatti, credo sia stato meglio che le cose siano andate diversamente. È vero che “Il Signore degli Anelli” è un volume composto da sei “libri”, eppure non sono sicura che trasporre ognuno di essi sul grande schermo avrebbe funzionato: si sarebbero potuti raccontare tutti gli avvenimenti, però magari il risultato sarebbe stato non troppo dissimile da quello de “Lo Hobbit”, dove ogni singolo evento (o quasi) viene “tirato” per minuti e minuti, soltanto per arrivare a quelle due ore e mezza di film e per comporre una trilogia. Sinceramente, preferisco che vengano fatti dei tagli alla storia, anziché vedere proprio tutto quanto ma avere la sensazione che sia stato allungato il brodo. I tempi cinematografici sono più ridotti, ed è giusto così. Ovviamente i tagli devono essere fatti con criterio…

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      4. Sí e ti dirò di più: il signore degli anelli film non é quello della versione cinematografica, ma quello della versione estesa.
        Jackson ha tagliato delle parti bellissime per rientrare nel vincolo delle 3 ore. Se non hai visto le versioni estese te le consiglio caldamente, perché sono stupende.
        Queste scene ulteriori non ricoprono tutti gli aspetti lasciati indietro dalla sceneggiatura, ma sono comunque ben fatte e lunghe.
        Considerando questo, un progetto di sei film non lo vedo impossibile, visto che Il Signore degli Anelli ha una mole di eventi molto superiore alla Hobbit, di cui é stata fatta una trilogia

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      5. Ho visto le versioni estese, penso che quelle dei primi due film siano validissime; un po’ meno quella del terzo, che secondo me include alcune scene che andavano tagliate e basta ^^
        Continuo ad avere dei dubbi sui sei film, soprattutto se l’intenzione era di farli molto lunghi, ma è una mia opinione. Comunque, se t’interessa un eventuale confronto tra libro e film fatto da me, mi permetto di consigliarti un mio articolo… Qui la prima parte: https://soloperdirelamia.wordpress.com/2018/06/10/quello-strano-elemento-del-mondo-chiamato-pieta-che-si-tende-a-dimenticare/
        Qui la seconda parte: https://soloperdirelamia.wordpress.com/2018/06/11/quello-strano-elemento-del-mondo-chiamato-pieta-che-si-tende-a-dimenticare-seconda-parte/
        L’articolo si focalizza su un solo tema e sul modo in cui è stato rappresentato nel passaggio dalla pagina allo schermo, quindi non è una trattazione sull’intera trilogia, perché analizza solo un aspetto circoscritto, ma magari ti può interessare 🙂

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      6. A me Brea piace di più nel film di Bakshi (rotoscopio a parte!). Voglio dire, la rappresentazione di Jackson è grandiosa, ma il suo villaggio di Brea è un po’ troppo inquietante, secondo me. Trovo che il modo in cui l’ha reso Bakshi sia maggiormente aderente al testo di Tolkien.

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      7. Perfettamente d’accordo…tra l’altro nella pellicola di Bakshi emerge maggiormente il ruolo di Omorzo, come di un soggetto pavido, ma tutto sommato volenteroso (il dialogo con Strider, da questo punto di vista, è magistrale).

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    2. Comunque, a me il film non è parso molto cupo… Trovo che lo sia di più la trilogia diretta da Jackson^^
      Forse il lungometraggio di Bakshi risulta particolarmente cupo perché è un film d’animazione – e, in genere, si pensa all’animazione come a qualcosa di più “leggero”, per bambini/e, eccetera.
      Ad ogni modo, trovo sia un vero peccato che non esista una trilogia animata su “Il Signore degli Anelli”!

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      1. Sono anni che non lo vedo, quando ero piccolo mi terrorizzava 🥺
        Invece in Jackson nessun timore, forse perché idolatro talmente tanto i personaggi “buoni” che non temo nulla, per così dire.
        Aragorn interpretato da Viggo, per me é una fonte di ispirazione nella vita di tutti i giorni ad esempio.
        D’accordissimo sull’ultima cosa che hai detto comunque

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      2. Be’, a ciascuno le sue esperienze… Io da piccola ho avuto paura di alcune cose della trilogia di Jackson. Va detto che non ho visto il film di Bakshi, all’epoca, quindi non so quale effetto avrebbe potuto avere su di me 🙂

        P.S. Anche a me piace l’Aragorn di Viggo Mortensen! Ma il mio cuore è per gli Hobbit 😀

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      1. Leggendo il libro non ho mai provato questo perché Tolkien é più un narratore. Nonostante ogni tanto ci siano contesti cupi e grotteschi, li percepisco poco perché ha uno stile molto descrittivo.
        L’unico personaggio che tocchi in tutta la sua viscidità é Gollum, reso alla perfezione

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      2. Che la pellicola è stupenda nn ci sono dubbi, il miglior film e saga di sempre, l’ho vista a 14 anni e in camera mia facevo silenzio per i nazgul e a Moria quando Pipino fa cadere il corpo ho detto “ecco siete nella merda” mi coinvolse parecchio, il libro mi ha coinvolto alla terza lettura perché a 17 anni quando lo lessi la prima volta ero stupido, e quando lo lessi la seconda volta cominciai da Brea. ma la terza volta a 27 con calma lo lessi e mi coinvolse parecchio notando errori di sceneggiatura nel film (li notai anche alla seconda).

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      3. Anche io ho riletto due volte il Signore degli Anelli! Una a 15 e l’altra a 22.
        Non so se hai mai visto i contenuti speciali dei film, in questi é evidente che la sceneggiatura non presenta errori, ma scelte volute.
        A scriverla sono stati chiamati i più grandi conoscitori di Tolkien e tutti gli attori sono stati obbligati a leggere i libri.
        Hanno fatto un lavoro grandioso anche sotto questo aspetto 😊

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      4. Purtroppo ci sono degli errori che mandano fuori strada chi nn ha letto i libri, per esempio il re Stregone che nn sente Frodo a Minas Morgul e la follia di Denethor (avendo parlato con gente che nn ha letto il libro ho dovuto dirgli come stavano le cose), a mio parere il peccato più grande è il primo e nn dimentichiamoci la decapitazione della Bocca di Sauron, per quanto sia spregevole nn si uccide un messaggero che viene a parlamentare per quanto spregevole sia e se poi combatti per la giustizia e la libertà (infatti nel libro nn viene ammazzato), se lo volevi far ammazzare lo facevi cercare sul campo di battaglia, lì nn ci sarebbe stato nulla da recriminare. Anche il doppiogioco di Saruman nn è mostrato e mi dispiace, ma è molto più perdonabile considerando tutto quello che dovevano mostrare, i primi 2 nn tanto. Ci sono altri errori dovuti a dimenticanze (Pipino legato, improvvisamente libero quando il cavallo lo sta per calpestare e poi di nuovo legato e Frodo che cambia posizione su Sam e si vede l’acqua scorrere da Monte fato nel momento in cui Frodo comincia a correre dopo che Sam colpisce con la spada Gollum, è un vulcano che erutta da 1000 anni, nn dovrebbe esserci neve), nn dire che nn ci sono errori, ma sono trascurabili (tranne i primi 3: Re Stregone, Denethor e Bocca di Sauron) Ma rimane la Trilogia perfetta e che nn hanno messo Tom Bombadil me ne frego e hanno fatto bene a nn metterlo nei film (persino Tolkien nelle lettere dice che lo voleva far incontrare con Frodo perché gli andava dato che era un personaggio a cui teneva)

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      5. Di errori ce ne sono parecchi, ma non di sceneggiatura. Essa é stata scelta, tutte le cose che hai elencato erano volute. Si sono discostati dai libri per diversi motivi, di cui il principale é semplificare la questione laddove bisognerebbe presentare nuovi personaggi o nuovi scenari.
        Jackson e la Boyens lo hanno sempre detto!
        Nello Hobbit piuttosto ci sono state scelte inguardabili, per trasformarlo in un action movie

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      6. Gli errori che Saurongorthaur elenca nella seconda parte del suo commento sono quel genere di “sviste” che possono benissimo esserci nei migliori kolossal ^^
        Quanto alla sceneggiatura, sì, più che altro sono scelte… e come tali, possono essere condivisibili o meno. Prendiamo il caso di Saruman: non è che Peter Jackson & Compagnia non hanno avuto il tempo e/o il modo di far capire che voleva impadronirsi dell’Anello in barba a Sauron, è che non hanno voluto. Evidentemente, hanno preferito che passasse dalla parte del Nemico e basta. Che poi, pensandoci, questo ci porta direttamente all’Anello, e al modo in cui è stato rappresentato nella trilogia: più volte si sente ripetere che soltanto Sauron lo può adoperare, ma in realtà questa è una semplificazione della questione – e chi ha letto il libro lo sa. Sullo schermo funziona? Certamente, quindi nulla da ridire. E funziona anche la caratterizzazione di Saruman, per quanto mi riguarda. Alcune cose, invece, funzionano meno, per quanto dietro ci siano dei motivi ragionevoli…
        Nel complesso, però, l’adattamento mi sembra ottimo. Personalmente non mi stanco mai di rivedere la trilogia 🙂

        P.S. Sulla versione cinematografica de “Lo Hobbit” è una vita che voglio scrivere un articolo… ma finora non riesco a entrare nello spirito giusto per farlo…

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      7. Ciò che mi dà fastidio nei film é che Sauron sembra un cattivo stereotipato che vuole conquistare il mondo. Allo stesso tempo anche una palla di fuoco inutile ed immobile che ha poco potere. In realtà non è assolutamente così.
        Per il resto hai fatto un’analisi giustissima!
        Sullo Hobbit ho scritto un articolo che paragona il libro ai film, che non mi piacciono per niente

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      8. Con il Re Stregone, Denethor e Bocca di Sauron è stata grave la modifica perché hanno sviato quelli che nn hanno letto i libri e ci sono vari modi per semplificare, erano volute, ok, ma volute male, ho sentito gente dire “come mai il Re Stregone nn sente Frodo a Mins Morgul e Frodo nn ha la tentazione di mettersi l’Anello in quel punto?” Ho sentito gente fare dare a Denethor del coglione perché si da fuoco e fa il tuffo carpiato da 1000 metri quando lo sappiamo che nn lo fa e il motivo perché impazzisce, Per semplificare Ok per esempio va bene nn far fare il doppiogioco di Saruman, vanno bene nn mettere le canzoni e poesie (grazie a Dio nn le hanno messe), va bene nn mettere la Bocca di Sauron nella versione al cinema, va benissimo nn mettere Tom Bombadil (scelta perfetta), ma nn mettere la faccenda dell’Anello a Minas Morgul e Denethor e metterla morte della Bocca di Sauron quando si parlamenta questi sono errori di sceneggiature per quel che mi hai mostrato dato che l’Anello vuole tornare a Sauron e li c’è il suo servo migliore, hanno semplificato male. (dimmi nel dettaglio cosa hanno detto per nn mettere il Re Stregone che sente l’Anello a Minas Morgul, magari mi va bene, ma se è per semplificare nn è una giustificazione in quel frangente).
        Che lo Hobbit è pieno di errori di sceneggiatura questo è verissimo, anzi è un aborto, ti dico solo che si salva solo la recitazione, Thranduil e Smaug il resto è da buttare.

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      9. Riguardo a Sauron, personalmente non l’ho mai percepito come un cattivo rappresentato male. La scelta dell’Occhio non mi sembra tanto male… se si eccettua la scena del terzo film in cui illumina Mordor come un faro 😀 Ma sono contenta di aver scoperto punti di vista differenti sulla questione.
        Parlando del Re Stregone a Minas Morgul, si tratta effettivamente di un’incongruenza. Non so se il regista e le sceneggiatrici diano qualche spiegazione nei “dietro le quinte”… Vedremo cosa dirà Federico, che è più informato sui retroscena.
        Sulla caratterizzazione cinematografica di Denethor ricordo di aver letto qualcosa di interessante nel libro di Tom Shippey; magari adesso do un’occhiata e vedo cosa dice. La questione dell’uccisione della Bocca di Sauron l’ha affrontata brillantemente Domenico sul suo blog, e io condivido tutto quello che ha detto lui.

        “Lo Hobbit” non è un aborto, secondo me, è solo una trilogia molto pretenziosa… ma spero di poter tornare sull’argomento in futuro, in maniera più dettagliata.

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      10. NN ho mai parlato male di Sauron, è il mio antagonista preferito e il mio amore verso di lui è cominciato proprio dalla visione del film, va benissimo la sua rappresentazione.
        Sulla Bocca di Sauron infatti ne avevamo parlato nel blog di Domenico sostenendo tutto quello che diceva lui.
        Re Stregone: Guarda in questi minuti sono arrivato a una conclusione che può farmelo accettare, Forse usando la logica e la fantasia posso dire che nn lo sente perché la fiala di Galadriel nella tasca dei pantaloni e pungolo spada elfica stanno proteggendo Frodo grazie alla loro virtù, guarda una cosa del genere mi andrebbe bene, si può dire ho trovato la soluzione, grazie a questa discussione con Federico e te Elle. Va bene ci può stare, quindi è perdonabile a meno che nn mi dicano una cosa che mandi questo mio ragionamento a monte.

        Sono curioso di sapere cosa dice Tom Shippey su Denethor cinematografico (avevi promesso un articolo su Denethor)

        Ti dico solo cosa nn va nello Hobbit: Gandalf rincoglionito, Elrond pure, forse una presunta omosessualità tra Bilbo e Thorin (dipende da voi come la vedete), Galadriel dimostra che c’è del tenero tra lei e Gandalf e con dichiarazioni degli attori coinvolti, Cate blanchet dice magari un universo dove Elfi e maiar potessero sposarsi lo avrebbero fatto (dimostrando di nn aver letto il silmarillion, dato che ci sono Thingol e Melian) e la storia d’amore tra Kili e tauriel, a differenza di molti nn mi da fastidio il personaggio, mi da fastidio che la sua storia ha tolto altre cose che se vuoi ti dico.
        Thranduil nell’ultima scena dice una stronzata a Legolas, quella di andare a nord e cercare Granpasso, signori miei se guardate la cronologia in quel momento Aragorn ha 10 anni e sta a Gran Brurrone.
        Se farai l’articolo riparlerò di queste cose e altro, ma alcune le perdono.

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      11. Ho parlato di Sauron in risposta a quello che hanno detto Federico e Domenico… Purtroppo ho organizzato male il commento, rivolgendomi solo a te.
        Quello che dici sul Re Stregone e la fiala di Galadriel ci può stare, è un po’ tirato per i capelli, ma non è del tutto inverosimile. Solo che non si spiegherebbe perché la fiala non abbia avuto lo stesso effetto a Osgiliath (nel secondo film)…
        Ti dirò, secondo me il regista e le sceneggiatrici hanno semplicemente ignorato la cosa, perché avevano già mostrato Frodo tentato altre volte e non avevano particolare interesse a farlo di nuovo, tanto più che dopo era prevista la scena in cui Frodo è talmente preda dell’Anello da allontanare Sam. Insomma, credo si siano concentrati più su Frodo che sul Re Stregone, considerando la tentazione evitabile per il primo, senza rendersi conto del ruolo che anche il secondo ha nella questione. Ma è solo una mia idea, magari non corrisponde affatto alla realtà.
        Su Denethor: ho controllato, Tom Shippey dice che nella trilogia è un personaggio sgradevole, che appare – nella scena in cui mangia e chiede a Pipino di cantare – come “l’epitome del “generale nel castello” che manda i suoi uomini a morire mentre si dà alla bella vita” (Tom Shippey, “J.R.R. Tolkien: la via per la Terra di Mezzo”, Appendice C). Inoltre, sostiene che il rapporto tra Denethor e Faramir, nella versione cinematografica, segua un tema molto popolare nei film americani, quello del figlio che cerca di guadagnarsi l’amore del padre, il quale lo respinge fino a quando diventa troppo tardi.
        So che avevo promesso un articolo su Denethor e mi dispiace far aspettare… Posso solo sperare che prima o poi arrivi!
        Quanto a “Lo Hobbit”… c’è molto da dire. Non amo il modo in cui è stato reso il legame tra Gandalf e Galadriel, né quello tra Bilbo e Thorin, e men che meno la storia d’amore tra Kili e Tauriel. Ma credo che il problema fondamentale della trilogia sia un altro – e che queste rappresentazioni dei personaggi ne siano solo una conseguenza.

        Grazie per i molti commenti, questo articolo è diventato un’occasione per allargare il discorso a molti temi (sempre riguardanti la Terra di Mezzo, ovviamente 🙂 ).

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      12. Scusa ho sbagliato io ha nn leggere tutto, purtroppo sono negato con la tecnologia.
        La cosa che dice su denethor ci sta riguardo il disinteresse e la follia, ma nn ci sta il suicidio e come avviene, vediamo come avviene nei libri e va bene, ma nei film nn sappiamo che ha il Palantir e che Sauron ha logorato la sua mente ed era facile, bastava mettere il palantir in mano a Denethor e fargli fare tutto quello che abbiamo visto nel film.
        La tua idea ci sta su Frodo e il Re Stregone, ma allora hanno mostrato nn tanta conoscenza dell’argomento Anello e anche un po’ di superbia, ma devo ammettere che alcune cose inventate le hanno fatte bene come Gollum che crea disaccordo tra Frodo e Sam.
        Sulla questione Osgilliath che posso dire è un errore, forse di giorno nn funziona tanto bene la fiala, necessita di luoghi oscuri per funzionare, (molto tirata per i capelli), forse la prigionia di Frodo l’ha debilita oppure ha debilitato la mente di Frodo considerando che lo vogliono mandare da Denethor, magari la sua forza di volontà ne risente, è sempre un prigioniero, ma se nn c’è spiegazione allora si ritorna al fatto che è stato un errore nn mettere l’Anello che chiama il Re Stregone e lui lo sente.

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      13. Sulla questione del Re Stregone, a conti fatti, possiamo solo fare congetture; un’ipotesi vale l’altra.
        Riguardo a Denethor, credo sarebbe stato troppo problematico inserire il Palantir, perché non si è mai parlato del fatto che esistessero sette pietre, e sarebbe stato un po’ straniante vedere un Palantir accanto a Denethor, dopo che per due film e mezzo se n’era visto solo uno in mano a Saruman (straniante per la parte di pubblico che non aveva letto il libro, sia chiaro). Quindi: o si parlava, prima del terzo film, DEI Palantiri, oppure semplicemente dovevano rendere meno egoista e freddo il personaggio di Denethor. Il suicidio sarebbe apparso comunque esagerato e un po’ incomprensibile, ma nel complesso il ritratto del Sovrintendente sarebbe risultato meno sgradevole.
        Gollum che crea disaccordo tra Frodo e Sam… boh, cinematograficamente la scena funziona, ma io la trovo abbastanza intollerabile. Anche perché non sopporto che abbiano inserito il “rimprovero” di Sam a Gollum (il “che stai combinando, te la stai svignando?”, per intenderci) proprio in quel momento… Nel libro quell’esclamazione si colloca in un momento completamente differente e ha un significato ben diverso! Ma vabbè, ora non voglio diventare pedante. Ad ogni modo, resto convinta che la scena della cacciata di Sam non dovesse esistere; e, se proprio doveva esistere, avrei preferito che per un altro verso non esistesse quella di Frodo e del Nazgul, a Osgiliath…

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      14. Allora quella del Re stregone come l’hanno messa nn doveva essere così dato che ha permesso di dire a gente che nn ha letto i libri di dire assurdità (lo so per esperienza), anche se la scena è bella e la musica è la mia suoneria del telefono, sì quando mi suona il telefono è minas Morgul.
        Sulla questione di denethor bastava mettergli il palantir in mano e far dire a Gandalf “lo sapevo che anche lui ce lo aveva e volevo vedere se anch’egli ci avesse traditi” scena di 10 secondi che sarebbe andato in accordo con quanto dice nei racconti incompiuti dato che viene detto proprio questo, che va a Minas Tirith nn solo per preparargli ma anche per vedere se Denethor stesse usando il Palantir.
        NN so se ricordi una conversazione di tempo fa, per quanto riguarda la lite Frodo Sam Gollum penso che rifletta il nostro tempo dove alcuni di noi vengono manipolati per sviarci dalla verità e per allontanarci da chi ci vuole bene veramente, una cosa molto comune dei nostri giorni, la vedo molto riflettente la nostra epoca, considerando che l’Anello spinge gli amici a litigare può essere stato un piano messo in atto dall’Anello stesso.
        Ribadisco la storiella del Re Stregone e Denethor mi lasciano molto perplesso anche se le posso accettare , ma nn mi stanno bene che nn siano state messe dato che era semplice il loro contesto e richiedevano pochi secondi, nn minuti, andavano gestite meglio, proprio perché chi nn ha letto i libri è stato sviato.

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      15. Potresti avere ragione su Denethor e il palantir… Magari bastava davvero qualche istante di spiegazione mentre – o subito dopo che – il Sovrintendente bruciava. Forse però avrebbe nuociuto alla spettacolarità della scena così come Peter Jackson l’aveva in mente (per quanto mi riguarda, trovo un po’ ridicolo Denethor in fiamme che si alza e poi si getta dal precipizio, ma può essere che nell’opinione del regista costituisse una bella scena a effetto e non andasse “appesantita” con parole e spiegazioni!).

        Sulla questione di Frodo, Sam e Gollum… sì, ricordo un po’ la nostra conversazione in merito e capisco il tuo punto di vista. Non è una scena mal fatta, ripeto; semplicemente trovo che vada a sviare il messaggio di Tolkien sulla pietà, soprattutto se consideriamo quello che poi succede nella Tana di Shelob, con Frodo e Gollum in lotta. Inoltre, guardando la trilogia nel suo insieme, mi sembra che regista e sceneggiatrici abbiano forzato un po’ troppo la mano con Frodo: va bene il potere dell’Anello, va bene che più avanti va e peggio è, ma non capisco perché inventare due scene – peraltro non troppo distanti in termini di tempo – in cui Frodo è talmente in balia del male da non capire più nulla, o quasi. Perché non ne hanno cestinata almeno una? C’erano a disposizione altri momenti per mostrare la vulnerabilità di Frodo: la prigionia nella Torre di Cirith Ungol, la lunga marcia a Mordor. Insomma, non sono sicura che sia stata fatta la scelta migliore… anzi, secondo me non è stata fatta, punto. Poi si tratta di un giudizio personale, ovvio.

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      16. Be’, alla fine la trilogia è per tutti – ed è giusto che sia così, per quanto mi riguarda. Non è necessario leggere i libri per guardarla o per apprezzarla 🙂 È vero, ci sono alcune cose rese in maniera approssimativa o fuorviante (rispetto al testo di Tolkien), ma complessivamente la storia funziona molto bene. La differenza è che chi ha letto il libro capisce meglio certi dettagli (la questione di Saruman, per esempio) e ha meno difficoltà a “destreggiarsi” tra personaggi e situazioni. È tutta una questione di profondità della storia, insomma: chi ha letto il libro ha più possibilità di coglierla, perché conosce la fonte originale, che è la narrazione di Tolkien. Ma ricordiamoci che c’è anche chi ha letto il libro e certe cose non le ha capite proprio… quindi poi è anche un discorso di sensibilità individuale…

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      17. Nella Tana di Shelob anch’io provo un certo senso di soffocamento: Tolkien comunica benissimo le sensazioni dei personaggi… visive, olfattive, emotive.
        Riguardo ai Nazgul, confesso la scena che mi ha fatto più effetto è quella in cui si presentano di notte alla casa di Frodo a Crifosso: sono molto solidale con il povero Grassotto Bolgeri in quella parte!

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  3. Ah, che bello leggere la tua recensione di questo film!

    Sono d’accordo sul dire che il personaggio di Saruman è molto più simile all’idea di Tolkien, e che in generale si vede che Bakshi vuole essere più fedele ai libri. In effetti, sono d’accordo su quasi tutte le tue osservazioni. A me la battaglia al Fosso di Helm non è piaciuta per niente, anzi, stavo per addormentarmi più volte. Unire personaggi disegnati come cartoni animati a quelli ottenuti con il roboscopio è un’idea abbastanza terribile.
    E poi, anche io ho storto il naso di fronte a Elrond-Cesare che discute con Boromir-Harald Hardrada.

    Gli errori nel doppiaggio (inglese e italiano) hanno poi decisamente sabotato il film, un progetto all’epoca già poco convincente per gli studi cinematografici. Povero Bakshi…

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    1. Grazie per i complimenti! Guarda, a me le battaglie annoiano proprio di per sé (anche quelle rappresentate da Peter Jackson 😀 ). Diciamo che quella al Fosso di Helm di Bakshi, secondo me, sfiora l’epicità nella parte finale, quando Theoden e Aragorn escono ad affrontare i nemici e poi arriva Gandalf con i rinforzi. Il mix tra personaggi “cartooneschi” e personaggi realizzati col rotoscopio non è da condannare del tutto, a mio avviso… Per esempio, i Nazgul al Guado e le scene con gli Orchi non mi dispiacciono affatto^^ Il problema è più in altri momenti, come a Brea o quando vengono mostrati i Cavalieri di Eomer.
      Boromir bocciato su quasi tutta la linea! Peccato, perché il personaggio del libro è bello. Elrond… sì, probabilmente di viso ricorda più Giulio Cesare, ma il modo in cui è vestito mi fa proprio pensare a un imperatore (e l’imperatore romano per antonomasia è Ottaviano Augusto). Poi potrebbero essere fantasie mie… In ogni caso, assomiglia a un romano dei tempi antichi e non sembra aver nulla a che spartire con Legolas; è quest’ultima cosa che proprio mi sembra senza senso! Cioè, sono entrambi Elfi…

      Il doppiaggio è un vero problema – specialmente a livello di adattamento italiano, ma la versione originale non è esente da critiche, visto quell’ “Aruman”! E mi dispiace davvero che Bakshi non sia riuscito a realizzare il secondo film. La cosa ironica è che oggi si farebbero carte false per dividere in due parti un film fantasy tratto da un libro…

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